sabato 25 novembre 2017

Il diritto di contare: tra storia e attualità!


Il Diritto di contare (Hidden Figures) è un film di Theodore Melfi, tratto dal libro Hidden Figures: The Story of the African-American Women Who Helped Win the Space Race di Margot Lee Shetterly.
Già dal titolo italiano possiamo fare due considerazioni: la parola “contare” può essere interpretata in due modi: contare nel senso di poter trovare un posto nel mondo ed affermarsi, oppure il contare nel senso matematico. Le protagoniste, infatti, sono tre matematiche afroamericane che lavorarono per la Nasa negli anni 50-60. Perciò, chi conosce un minimo la storia americana di quegli anni, può facilmente comprendere il gioco di parole. Il titolo originale, tradotto è “Figure nascoste”, forse meno positivo della versione italiana, ma più coerente con quello che succede, le donne lavoravano in un reparto isolato e appunto “nascosto” rispetto agli altri.
Le vicende raccontate, sono parzialmente vere, le matematiche sono realmente esistite, mentre i ruoli “bianchi” del film, sono stati creati solo ai fini della sceneggiatura.
Il primo gruppo di calcolatrici misero piede al Langley (il più antico centro di ricerca della Nasa) nel 1935, principalmente per due motivi: in primis perchè fino al primo decennio del secolo scorso vi erano molte più matematiche che matematici. Il secondo motivo, le donne assunte rientravano nella categoria di “Paraprofessioniste” e, quindi ricevevano una paga inferiore rispetto ai Professionisti, questo diede un impulso agli utili del laboratorio e una forte spinta ad assumere altre donne.
Nell'estate del 1941 Philip Randolph il capo maggiore del sindacato dei neri chiese che Roosvelt aprisse posizioni equamente retribuite nei cosiddetti “Lavori di guerra” agli spiranti di colore.
Nel 1943, in pieno secondo conflitto mondiale, le donne erano occupate a lavorare al posto degli uomini, questi ultimi infatti erano impegnati nel servizio militare. Fu così che iniziarono ad arrivare le prime candidature delle donne Afroamericane, anche se era stato abolito l'obbligo di allegare le foto al cv, proprio per evitare la discriminazione nell'assunzione, comunque si capiva chi era “Bianco” e chi era “nero” dall'università di provenienza. Resta il fatto, che le donne di “Colore” erano molto più preparate delle bianche, oltre al titolo di studio, avevano alle spalle anni d'insegnamento.
Il film si basa sulla storia di tre matematiche afroamericane: Katherine Johnson (Taraji P. Henson), Dorothy Vaughan (Octavia Spencer) e Mary Jackson (Janelle Monáe), le tre donne che, durante gli anni '60, hanno permesso al John Glenn di orbitare intorno alla terra.
Il film si snoda su due tipi di discriminazioni: sul lavoro Dorothy, Katherine e Mary devono sopportare la segregazione razziale; per di più nella vita di tutti i giorni, tra i “neri”, devono sopportare commenti sessisti “non è un lavoro per delle donne”.
Il film sottolinea molto le difficoltà che le tre donne e che tutte le persone Afroamericane avevano in quegli anni, sebbene la schiavitù fosse stata abolita da anni, di fatto le tensioni e quel senso di superiorità dei bianchi nei confronti dei neri era rimasto. Tutti i gesti più semplici venivano limitati o separati, le due “razze” dovevano vivere esistenze parallele e appunto non intrecciarsi mai: bagni per neri, istruzione per neri, tavolo per neri, e altro ancora. Ma è solo attraverso l'integrazione che gli Stati Uniti sono riusciti ad andare nello spazio e ad affermarsi come super potenza mondiale.
Il film è molto intenso e mira al cuore, c'è molto dell'America di Obama (a mio avviso), appunto quella concezione di andare oltre le differenze di “Razza” (che per inciso, le razze non esistono!!!) e di genere. Il messaggio è molto americano: andiamo sulla luna, conquistiamo altro spazio, solo uniti si può. Nel film ritroviamo anche alcuni “bianchetti” a me molto simpatici: Kevin Costner, che già in altri film si è fatto paladino del “abbattiamo le differenze fra uomini”, citiamo Balla coi Lupi dove ne firma anche la regia. In questo film è scorbutico, ma è proprio il suo personaggio che fisicamente abbatte un cartello che distingueva i bagni dei neri da quelli dei bianchi (pura finzione narrativa). Kristen Dunst ha il ruolo più antipatico del film, però fare la donna con la puzza sotto il naso le riesce benissimo. Ritroviamo anche lo scienziato più famoso della tv: Jim Parsons, lo Sheldon Cooper di The Big Bang Theory, anche qui ha a che fare con i numeri, ma è decisamente meno brillante del fisico della serie, nel film si ritrova a fare i conti con il non avere sempre ragione e con l'essere corretto da altri. Se lo sapesse Sheldon gli verrebbe un colpo.

Il Diritto di contare (Hidden Figures) è un film di Theodore Melfi, tratto dal libro Hidden Figures: The Story of the African-American Women Who Helped Win the Space Race di Margot Lee Shetterly.
Già dal titolo italiano possiamo fare due considerazioni: la parola “contare” può essere interpretata in due modi: contare nel senso di poter trovare un posto nel mondo ed affermarsi, oppure il contare nel senso matematico. Le protagoniste, infatti, sono tre matematiche afroamericane che lavorarono per la Nasa negli anni 50-60. Perciò, chi conosce un minimo la storia americana di quegli anni, può facilmente comprendere il gioco di parole. Il titolo originale, tradotto è “Figure nascoste”, forse meno positivo della versione italiana, ma più coerente con quello che succede, le donne lavoravano in un reparto isolato e appunto “nascosto” rispetto agli altri.
Le vicende raccontate, sono parzialmente vere, le matematiche sono realmente esistite, mentre i ruoli “bianchi” del film, sono stati creati solo ai fini della sceneggiatura.
Il primo gruppo di calcolatrici misero piede al Langley (il più antico centro di ricerca della Nasa) nel 1935, principalmente per due motivi: in primis perchè fino al primo decennio del secolo scorso vi erano molte più matematiche che matematici. Il secondo motivo, le donne assunte rientravano nella categoria di “Paraprofessioniste” e, quindi ricevevano una paga inferiore rispetto ai Professionisti, questo diede un impulso agli utili del laboratorio e una forte spinta ad assumere altre donne.
Nell'estate del 1941 Philip Randolph il capo maggiore del sindacato dei neri chiese che Roosvelt aprisse posizioni equamente retribuite nei cosiddetti “Lavori di guerra” agli spiranti di colore.
Nel 1943, in pieno secondo conflitto mondiale, le donne erano occupate a lavorare al posto degli uomini, questi ultimi infatti erano impegnati nel servizio militare. Fu così che iniziarono ad arrivare le prime candidature delle donne Afroamericane, anche se era stato abolito l'obbligo di allegare le foto al cv, proprio per evitare la discriminazione nell'assunzione, comunque si capiva chi era “Bianco” e chi era “nero” dall'università di provenienza. Resta il fatto, che le donne di “Colore” erano molto più preparate delle bianche, oltre al titolo di studio, avevano alle spalle anni d'insegnamento.
Il film si basa sulla storia di tre matematiche afroamericane: Katherine Johnson (Taraji P. Henson), Dorothy Vaughan (Octavia Spencer) e Mary Jackson (Janelle Monáe), le tre donne che, durante gli anni '60, hanno permesso al John Glenn di orbitare intorno alla terra.
Il film si snoda su due tipi di discriminazioni: sul lavoro Dorothy, Katherine e Mary devono sopportare la segregazione razziale; per di più nella vita di tutti i giorni, tra i “neri”, devono sopportare commenti sessisti “non è un lavoro per delle donne”.
Il film sottolinea molto le difficoltà che le tre donne e che tutte le persone Afroamericane avevano in quegli anni, sebbene la schiavitù fosse stata abolita da anni, di fatto le tensioni e quel senso di superiorità dei bianchi nei confronti dei neri era rimasto. Tutti i gesti più semplici venivano limitati o separati, le due “razze” dovevano vivere esistenze parallele e appunto non intrecciarsi mai: bagni per neri, istruzione per neri, tavolo per neri, e altro ancora. Ma è solo attraverso l'integrazione che gli Stati Uniti sono riusciti ad andare nello spazio e ad affermarsi come super potenza mondiale.
Il film è molto intenso e mira al cuore, c'è molto dell'America di Obama (a mio avviso), appunto quella concezione di andare oltre le differenze di “Razza” (che per inciso, le razze non esistono!!!) e di genere. Il messaggio è molto americano: andiamo sulla luna, conquistiamo altro spazio, solo uniti si può. Nel film ritroviamo anche alcuni “bianchetti” a me molto simpatici: Kevin Costner, che già in altri film si è fatto paladino del “abbattiamo le differenze fra uomini”, citiamo Balla coi Lupi dove ne firma anche la regia. In questo film è scorbutico, ma è proprio il suo personaggio che fisicamente abbatte un cartello che distingueva i bagni dei neri da quelli dei bianchi (pura finzione narrativa). Kristen Dunst ha il ruolo più antipatico del film, però fare la donna con la puzza sotto il naso le riesce benissimo. Ritroviamo anche lo scienziato più famoso della tv: Jim Parsons, lo Sheldon Cooper di The Big Bang Theory, anche qui ha a che fare con i numeri, ma è decisamente meno brillante del fisico della serie, nel film si ritrova a fare i conti con il non avere sempre ragione e con l'essere corretto da altri. Se lo sapesse Sheldon gli verrebbe un colpo.

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